GRAN RITO DELLA CATENA 

DAYLIGHT

Milano | 2019

Chiesa S.Maria degli Angeli

 

a cura di Silvia Fontana e Giorgia Boscolo Sassariolo

Una chiesa, un viaggio a ritroso nel tempo, due donne ed un rituale sacro.

 

Nell’antica Roma, tra il 13 e il 15 di agosto, venivano celebrati i Nemoralia, una festività in onore della dea Diana, anche chiamati Festa delle Torce. Durante questa festività s’invocava la protezione della dea della caccia e delle selve con danze e canti, i cani da caccia venivano adornati con ghirlande e fiori, si preparavano offerte come messaggi incisi su fiocchi e legati ad altari ed alberi, tavolette di argilla o statuette di pane rappresentanti parti del corpo malate come richiesta di guarigione e tanti altri doni. In quei giorni era proibito cacciare o uccidere qualsiasi animale. La protezione della Dea s’invocava e si riversava su ogni cosa, non solamente sugli umani. Con il passare del tempo il Cristianesimo ha adottato e fatto proprie non solo le date di questa festività che coincidono con l’Assunzione di Maria, ma anche l’uso di alcuni simbolismi tra cui le tavolette votive, l'uso delle preghiere e delle danze.

L’idea di Gran Rito della Catena è quindi quella di costruire un rituale nel quale ci sia un passaggio, uno scambio, una commistione tra elementi cristiani e pagani, partendo dalla figura mariana per andare a ricercare, a ritroso nel tempo, la sua origine più profonda. Per farlo prenderemo l’ispirazione da un rituale tradizionale Wiccan e da un rituale tradizionale siciliano. In passato, il 15 Agosto era un giorno interamente dedicato alla Madonna Assunta, alla quale venivano indirizzate speciali pratiche devozionali oramai in disuso, tra cui la recita Di li Centu Cruci, una devozione che, se fatta anche solo una volta nella vita, aveva la virtù di proteggere l’orante dal diavolo tentatore in punto di morte. In questa giornata, pertanto, tra i vicoli dei paesini siciliani, si vedevano gruppetti di donne sedute a cerchio, con la corona del rosario in mano. Una di esse, generalmente la più anziana, comandava la recita dell’orazione e richiamava l’attenzione delle presenti.