MILITUM TELLUS

TSAMANI NIÑO TOVAR

Bogotà | 1991

Chiesa del SS. Crocifisso al Calvario

Questo lavoro nasce dallo stimolo che ha determinato fin dall'inizio il flusso della ricerca artistica di Tsamani a Situ, il toponimo latino da cui deriva il nome di Militello: Militum Tellus [Terra di Soldati]. 

Un toponimo che, secondo un ipotesi, rimanda alla qualità geografica che aveva questa zona per accogliere gli accampamenti militari romani, una "qualità" che l'artista ha inevitabilmente dislocato al suo immaginario, al suo territorio, poiché lui stesso si ritiene proveniente da una terra di soldati, territorio che oggi è conosciuto come Colombia [Terra di Colombo]. Questo toponimo onora la storia di un territorio che è stato determinato dall'egemonia della colonizzazione. Il processo di ricerca si è consolidato come un dialogo tra due territori, due contesti storici molto diversi ma che a loro volta si intrecciano in un tessuto che appartiene a quelle che J. Beuys chiamava energie invisibili; energie che in questo progetto vogliono tramutarsi in forma e rivendicare due memorie storiche e forse raggiungere ciò che va oltre la Storia come la conosciamo, quella Storia così estranea alla memoria, quella che è stata costruita e alla quale sicuramente non avremmo mai accesso, è per questo che “Militum Tellus” si delinea come una tenue pratica per la costruzione della memoria collettiva.

Lo scopo di questo progetto è quello di fornire ciò che le popolazioni indigene chiamano alimento spirituale, un alimento che cerca di sanare e rivendicare simbolicamente la memoria storica di questi territori e dei loro popoli, forse in modo analogo al popolo Wiwa di Magdalena (Colombia), che con lo scopo di ripagare il danno che è stato causato al cuore della Madre terra (Muñi) presentano offerte che diventano alimento spirituale per la Madre. Tuttavia “Militum Tellus” non si delinea solo nella solennità della guarigione e della rivendicazione, ma si consolida anche nella sacralità della celebrazione, caratteristica comune alle diverse manifestazioni religiose, sia del cristianesimo che delle cosmovisioni degli indigeni. Riguardo a quest'ultimo aspetto celebrativo, si fa una citazione particolarmente al rito di petizione e poi di gratitudine che il popolo Arhuaco compie a Eyzakuriwa (la porta allo spirito della neve, in montagna, lo spirito che provvede all'acqua). 

"Militum Tellus" innalza un'azione performativa che si configura come un rito sacrificale; un'azione che raggiunge una vera e propria esperienza sacra, in forza dello spazio in cui si svolge, la chiesa del SS. crocifisso al calvario, il simbolo cristiano per eccellenza del sacrificio.